In esclusiva solo sul nostro Blog la recensione della collezione Ilaria Nistri Autunno-Inverno 10/11

E’ un rapido moltiplicarsi di lacci che incatenano lo sguardo e amplificano l’impatto della silhouette. Complice la varietà dei materiali. Nella maglieria in alpaca sono fili flottanti che si rintrecciano nella trama larga, rigorosamente fatta a mano, strutture tubolari applicate all’intreccio dei fili e lunghi lacci in pelle lasciati liberi di scendere. Nei pantaloni e nelle giacche sono decoro futuribile in seta, pelle o jersey che sottolinea l’estrema aderenza del capo o l’importanza delle spalle. Lacci che diventano l’unica forma di chiusura delle camicie/kimono in raso, strette intorno al corpo e fermate da una cintura in jersey, appendice della camicia stessa. O che, ancora, si ritrovano rotondi sulle t-shirt liberati, a formare un intreccio di collane. Lacci anche sulle cinture, dove dai tagli incisi nella pelle morbida fuoriescono piccole reti di metallo e cuoio. Ma è proprio inseguendo questo susseguirsi di fili fino al culmine, il meraviglioso groviglio di colore dell’unica stampa in collezione, che ti dimentichi di quel laccio che ha incatenato lo sguardo all’inizio. Main stage per le spalle soprattutto di giacche e cappotti, dove il gioco di una spallina interna e una esterna che monta sull’altra dà vita a forme ora scultoree, ora rese più rotonde dall’uso dell’ovatta e di cuciture sapienti. Occhi puntati anche sui colli che si aprono in grandi cappucci scenografici o, grazie all’imbottitura in ovatta, prediligono la forma a cratere e nascondono, in una duplice costruzione interna, la semplicità di un collo da bomber. Niente sentimentalismi in chiave eighties, la donna Ilaria Nistri assomiglia più a Rachael e alla biondissima Pris di Blade Runner o a Ripley di Alien: bellezze iconiche sospese in un tempo indefinito. Elogio della femminilità che sceglie codici potenti. Cambia la vestibilità dei capi, aderentissimi come guaine, che utilizzano lo stratagemma degli intarsi in jersey. Nei modelli di cappotto doppi e ugualmente aderenti, nei pantaloni affusolati che coniugano il taglio jeans con la tasca a taglio, negli abiti, tessuti diversi si alternano a ritmo sostenuto ma scompaiono nel ton sur ton. Si osa con il colore: il nero diventa solo una nota di una sinfonia più ampia che gioca con il rosso dinamico e indaga tutte le sfumature del marrone, dal pinot nero con tracce di bordò, al corteccia che volge leggermente al verde, fino ad arrivare all’ebano. La pelle in collezione è rigorosamente stretch, ad assecondare l’assetto dinamico che ispira la collezione. La felpa, usata solo per due capi di grande presenza scenica, ritrova la potenza della pelle grazie a uno strato di poliuretano che gli conferisce un aspetto gommoso e materico.

H. Couture Beauty era un’azienda del lusso che prima di scomparire, sicuramente per fondersi con qualche altra multinazionale del settore, ha prodotto uno dei suoi più celebri: il mascara più costoso del mondo.
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